LA SALUTE DELLE OSSA A 360°. Articolo uscito su “Diagnosi e Terapia” 2025.

“My name is Ozymandias, King of kings: look on my Works, ye Mighty, and despair.” (Il mio nome è Ozymandias, Re dei re, guardate le mie opere, voi Potenti, e disperate).

Percy B. Shelley (1792-1822)

Premessa e Introduzione lampo

La bioingegneria della “progettazione” del corpo umano è tale che, quando viene meno l’integrità e funzionalità della sua struttura ossea o degli organi, può essere estremamente difficile prendere provvedimenti terapeutici, Ci sono voluti e ci vorranno decenni di ricerche scientifiche per comprendere i meccanismi biologici di questa splendida macchina.

Visto il titolo dell’articolo e la premessa lampo, potrebbe sorgere istantanea la domanda: ma cos’è lo scheletro umano e quali funzioni svolge che lo rendono così “importante”?

Lo scheletro umano è un esempio di biometria e di bioingegneria perfetta. Nell’adulto è composto da 206 ossa di dimensioni e larghezze diverse; (nel neonato invece ci sono circa 270 ossa che si fonderanno man mano che il bambino cresce). Lo scheletro innanzitutto protegge organi vitali quali il cuore ed il cervello, mediante l’azione di muscoli e tendini consente il movimento fisico aerobico ed anaerobico ed è deputato all’ematopoiesi (la formazione di piastrine, globuli rossi e bianchi, ovvero la parte corpuscolare del sangue, nota anche come parte “solida”).

Si capisce pertanto che lo scheletro è in tutti i sensi la “struttura portante” dell’organismo umano e che senza di esso l’organismo umano potrebbe, letteralmente, “cadere a pezzi”.

OSTEOPOROSI

Il senso della citazione del poeta inglese Percy B. Shelley all’inizio di questo articolo è che anche le strutture dei più forti e potenti possono crollare (come lo è nel caso dell’opera). Con il termine osteoporosi si intende ossa fragili ed a rischio di fratture, (prevalentemente vertebrali, dell’anca e dei polsi).  Vi è una ridotta densità ossea, in quanto la formazione ossea ed il riassorbimento osseo non vanno più di pari grado. “Osteopenia” invece denota una ridotta densità minerale ossea, per cui un aumentato rischio di fratture. La correlazione tra il periodo perimenopausale, la menopausa e specialmente il periodo postmenopausa è ormai nota da decenni per via del fatto che vene meno l’estrogeno, ormone fondamentale per la salute delle ossa. Esso promuove l’attività degli osteoblasti (cellule deputate alla formazione dell’osso) e controlla l’attività degli osteoclasti, (cellule deputate al riassorbimento osseo), per cui è maggiore il riassorbimento dell’osso rispetto alla sua formazione.

L’osteoporosi è asintomatica e silente, finché non si manifesti la prima frattura. 

Non è sempre facile fare stime, ma mediamente evidenze recenti rivelano che 4 su 10 donne in Italia in postmenopausa sono affette da osteoporosi. In questo periodo storico in cui il Sistema Sanitario Nazionale pubblico è “traballante”, come discernere nella donna in perimenopausa, menopausa e postmenopausa senza storia clinica pregressa di fratture se vi è un rischio di osteoporosi?

Osteoporosi: prevenire è meglio che curare

Cosa fare e cosa non fare

Il fumo, come per altre patologie, è un fattore di rischio; incide negativamente a livello ormonale, sulla circolazione dell’osso e limita l’assorbimento di calcio.

Il sottopeso è un altro fattore di rischio, per via di una ridotta densità ossea e carenza di minerali.

Consumo eccessivo di alcol: interferisce con l’assorbimento di calcio.

Alimentazione ottimale: Formaggi stagionati (particolarmente parmigiano); è però importante fare attenzione al contenuto di sodio. Livelli eccessivi di sodio limitano l’assorbimento di calcio.

Proteine in generale; poca carne rossa, carne bianca e pesce, compresi piccoli pesci (le minuscole ossicine contengono calcio organico), salmone, sgombro e sardine contengono invece vitamina D, uova. Frutta e verdure a foglia verde (contengono magnesio, fosforo ed altri minerali).

Per favorire la produzione endogena di vitamina D è necessaria un’esposizione (perlomeno delle braccia) di 10-30 minuti più volte a settimana (tenendo presente potenziali fattori di rischio dermatologici).

È indiscusso il ruolo di una regolare attività fisica sia aerobica (corsa, bicicletta, camminata veloce, nuoto, ginnastica) sia anaerobica (per cui contro una resistenza, come ad esempio il sollevamento di pesi). Questi 2 tipi di attività fisica sono essenziali per la densità ossea, il rimodellamento osseo ed il tono muscolare che di per sé è un fattore protettivo.

(Consiglio la lettura del libro “Sport è Salute” di Fiamma Ferraro per consigli pratici e semplici su come personalizzare un piano di esercizi fisici.)

La salute delle ossa. Come valutare il rischio

Tanti fattori di rischio, come abbiamo visto, sono modificabili, ma due fattori importantissimi non lo sono: l’età e la genetica. L’età avanzata “parla da sé”, mentre per ciò che concerne l’aspetto genetico (familiarità), l’avere una nonna, mamma e sorella affetta dall’osteoporosi aumenta in media il rischio del 50%.

Nel caso che una parente di primo grado sia affetta da osteoporosi, è importante stabilire la gravità della patologia nella parente in questione; numero, gravità e tipologia di fratture, se ci sono state, ed il valore del T-score (misura diagnostica specifica).

Segue una lista di “campanelli d’allarme” in donne nel periodo della menopausa:

Frattura o fratture recenti.

Dolori ossei e/o muscolari.

Sanguinamento e/o retrazione gengivale.

Perdita di altezza e/o cifosi, (dovute anche a microfratture).

Uso prolungato di corticosteroidi.

Diagnosi e Terapia

L’esame diagnostico per valutare la densità ossea, e pertanto il rischio di fratture è la moc (mineralografia ossea computerizzata); essa rileva il T-score (densità ossea del soggetto paragonata alla densità ossea di un giovane adulto sano). A meno che non vi siano fattori di rischio, è generalmente indicato nelle donne sopra i 65 anni.

Una terapia farmacologica dipenderà dal valore del T-score ed i rischi clinici sopra citati.

Le terapie farmacologiche a disposizione dello specialista sono:

La terapia ormonale sostitutiva.

I bifosfonati.

Anticorpi monoclonali.

Modulatori selettivi dei recettori degli estrogeni.

La terapia deve essere personalizzata, anche in base a rischi di tumore se presenti.

La buona notizia nelle donne non a rischio è che nel periodo perimenopausale e ben oltre è possibile un certo “fai da te”.

Oltre all’alimentazione, l’attività fisica ecc., con il consiglio di un farmacista esperto oppure un medico se necessario, si può integrare: formulazione di vitamina D3 e K2. Ricerche negli ultimi decenni hanno rivelato che la K2 è di notevole aiuto per l’assorbimento del calcio da parte delle ossa.

Tenere monitorato il livello di vitamina D3 ematico; potrebbe essere necessaria integrazione con ricetta medica.

Integrazione di minerali essenziali in formulazioni specifiche; consiglio il calcio organico, il magnesio, il fosforo, lo zinco ed il potassio. Evitare integratori contenenti ferro (a meno che non vi sia un’anemia); il ferro, se in eccesso, è tossico e non viene eliminato dal corpo.

Siliceo organico.

Collagene.

Nei miei pazienti prescrivo cicli di Integrazione, ogni ciclo per 3 mesi circa.

Ci sono inoltre alcune sostanze dell’omotossicologia e della medicina rigenerativa reperibili in tutte le farmacie italiane, ma è necessario farsi consigliare, in alcuni casi serve la ricetta medica.

È importante tenere presente che anche donne sottoposte a terapie farmacologiche si possono avvalere dei consigli di Integrazione.

Per concludere: negli ultimi anni la comunità scientifica si è resa conto dell’importanza del trattare adeguatamente l’osteoporosi. Al giorno d’oggi sono disponibili farmaci ed integratori che anni fa non erano in commercio. Ricordarsi sempre, come diceva il padre della medicina Ippocrate: prevenire è meglio che curare; e l’autrice di questo articolo aggiunge: se ti devi curare, curati bene.