Accertare o non accertare la presenza di metalli tossici?

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Mi rendo conto che molte persone e potenziali pazienti danno per scontato che la presenza di metallici tossici andrebbe accertata, nella speranza che la presenza o meno dei medesimi nell’organismo debba essere confermata mediante dei test. 

Purtroppo ho riscontrato che non è così per i seguenti motivi che vedremo. Faccio un breve riassunto in anticipo:

1. Il test di provocazione di metalli nelle urine evidenzia la presenza di un singolo metallo per volta test dopo test; pertanto uno od anche alcuni test non permetto di valutare la situazione globale di tutti i metalli presenti.
2. Sia il test per metalli nelle feci sia nel sangue rivelano la presenza di metalli ingeriti nelle ultime 48 – 72 ore.   
3. Il ben noto mineralogramma del capello mostra i metalli che si sono depositati negli ultimi 3 mesi circa.

Inoltre, e poi andremo un passo oltre:                                                           
a. Le variabili attinenti ad un malessere fisico sono estremamente variabili e molteplici.
b. Tutte le persone che vivono sul pianeta terra, chi più e chi meno per forza di cose non possono risultare del tutto negative alla presenza di uno o più metalli tossici.
Abbinando questi concetti , i dati dei test per i metalli sono di difficile interpretazione.


 Nel 2015 facevo riferimento ad un apparecchio innovativo, l’Oligoscan.
Esso è un dispositivo diagnostico che attraverso un radio spettrofotometro transcutaneo consente di captare un “dosaggio” intracellulare dei livelli di minerali, metalli tossici e pesanti nell’organismo. La spettrofotometria era già nota in fisica, chimic e biochimica. Per ciò che concerne i metalli, ved. ad esempio: Spectrometry of Heavy Metals, di Vahideh Ibeigi, pubblicato su Analytical Chemistry nel 2016 (poco dopo la pubblicazione del  mio libro “La Terapia Chelante”). 

Nel 2015 parlavo della spettrofotometria con un certo entusiasmo; in effetti sono stata una delle prime se non la prima ad usare la spettrofotometria in Italia per la rilevazione di metalli tossici. All’epoca inoltre tradussi molte informazioni per il produttore francese in italiano. 


Cosa ho visto però negli anni successivi?

Tutti i pazienti risultavano essere positivi per la presenza di metalli tossici nell’organismo; non ho mai visto un caso negativo. La presenza dei metalli tossici variava sempre dal 69% al 99%. Pur non essendo il mio strumento tarato per i bambini, anch’essi erano sempre “altamente positivi”. 


Ovviamente mediante una terapia chelante prescritta su misura la percentuale del carico di metalli tossici si riduceva. Per questi motivi sopracitati non utilizzo più la spettrofotometria come ausilio diagnostico bensì procedo con la formulazione di un piano terapeutico fatto   sul complesso di vari parametri.


Tuttavia, ecco un consiglio fondamentale: se si vuole effettuare più di un mineralogramma è  bene farlo sempre  presso lo stesso laboratorio per poter paragonare il prima e il dopo una terapia chelante

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