Tabernanthe Iboga: non solo radice mystica ma liana tra ombra e luce

Iboga Dott.ssa Fiamma Ferraro

Tabernanthe Iboga: non solo radice mystica ma liana tra ombra e luce. I fedeli lettori potrebbero essere rimasti interdetti dal titolo inusuale di questo articolo. Pur essendo vero che prendo in considerazione e tratto tematiche medico – scientifiche a volte peculiari, tento sempre di mantenere una visione ben “radicata” (trattasi di radici 😀).

Ecco dunque cosa mi ha indotto a scrivere questo articolo.

Correva l’anno 2005 – 2006; inutile ribadire che tempus fugit, come affermavano gli antichi. Avevo frequentato un master di 2º livello in fitoterapia presso l’università degli studi di Siena. Per la tesi finale studiai, scrissi su e presentai questa misteriosa tesi (2); l’interesse suscitato mi indusse ad approfondire e studiare più a fondo la tematica.

Presa dall’entusiasmo scrissi il mio primo libro, recandomi anche in Inghilterra per parlare con uno psicoterapeuta che utilizzava la pianta in questione per trattare i suoi pazienti (al giorno d’oggi sarebbe stata sufficiente una lunga videochiamata online).

Il mio libro “Attacco alla droga con la Tabernanthe Iboga?” fu pubblicato dall’allora Bis Editore. Pur essendoci ancora tracce di quest’opera sul web, non sono al corrente se vi siano ancora copie del libro in vendita, ma non credo.

La Tabernanthe Iboga, nota anche come Ibogainal (e si prega di non notare l’assonanza letteraria con “cocaina”) è una pianta originaria delle foreste pluviali dell’Africa Centrale, in particolare il Gabon, il Congo ed il Camerun.

Questa misteriosa pianta è al centro di rituali spirituali, guarigioni e riti iniziatici; per questi popoli ha pertanto un significato rilevante da secoli ormai, essendo legata ad un sapere tramandato oralmente.

L’aspetto particolare di questa pianta è che la corteccia della radice contiene il principio attivo ibogaina, un alcaloide psicotropico in grado di esercitare effetti sui recettori del sistema nervoso centrale per alleviare i sintomi di astinenza e ridurre modelli di dipendenza, soprattutto da oppiacei; un potenziale unico e sorprendente di disintossicazione.

Abbiamo appena iniziato a parlare delle stranezze meravigliose di questa pianta: non solo è sufficiente una singola somministrazione, la mente del soggetto proietta un film interiore degli aspetti della vita privata che hanno portato alla dipendenza; tutto accade mentre la persona è in una sorta di trance.

Vi sono però doppie facce di questa medaglia dorata: trattasi di una sostanza psicotropica, effetti collaterali possono comprendere nausea, vomito, crampi e tremori ed anche effetti collaterali più seri tra i quali ipotensione, alterazioni del ritmo cardiaco (prolungamento dell’intervallo QT) e convulsioni.

Questa pianta ha enorme potenziale, o perlomeno lo potrebbe avere, ma è chiaro che nella nostra società potrebbe solo essere impiegata in ambienti iper – controllati.

In un mondo ideale ci sarebbe personale infermieristico, uno psicoterapeuta ed un anestesista durante l’esperienza mistica della persona affetta dalla dipendenza.

Certo, sarebbe ancora più corretto affermare che in un mondo ideale non ci sarebbe nemmeno il problema della tossicodipendenza; l’impatto socio – economico – sanitario di quest’affezione è devastante e le sfide da più punti di vista sono complesse.

Per ciò che concerne dunque un potenziale utilizzo dell’ibogaina su larga scala, sarebbero necessari studi clinici su larga scala e sempre in ambienti studiati ad hoc.

Inoltre, un utilizzo terapeutico dell’ibogaina è fumoso dal punto di vista legale; in Italia l’ibogaina è nella lista delle sostanze controllate (sostanze regolamentate dalla legge per limitarne l’uso e/o l’abuso). Mi ricordo in effetti che mentre scrivevo il libro mi ero anche messa alla ricerca di medici in Europa che la utilizzavano, ma non avevo trovato nessuno. Non è un trattamento e viene impiegata in alcuni paesi dove le normative sono più flessibili, quali Paesi Bassi, Messico, Brasile e Sud Africa.

A questo punto dell’articolo, il lettore si potrebbe chiedere – giustamente- perché lo stia scrivendo, ed a quale proposito; ecco le mie modeste motivazioni.

Di recente ho trovato una cassetta VHS di “vecchio stampo” con sopra scritto “Intervista libro 2006”. Mi sono ricordata che era stata la mia prima intervista video registrata professionale in assoluto, una giornalista di Genova mi aveva invitato a fare l’intervista per un canale televisivo locale. Guardate l’intervista qui sotto.

Nel pensare che sono passati 20 anni, mi è venuto un forte senso di nostalgia; il tempo scorre silenziosamente ma velocemente, allo stesso “tempo”, in tutti i sensi. Questa lieve malinconia mi ha indotto a scrivere questo articolo e proporre l’intervista sul mio canale YouTube.

Ho inoltre fatto una breve ricerca sul web attinente all’utilizzo terapeutico di questa sostanza.

Ho riscontrato che da quando ho scritto il libro, nulla è cambiato sia dal punto di vista legislativo sia dal punto di vista di un utilizzo clinico.

Come scrivevo nel libro, a mio avviso l’ibogaina ha un potenziale enorme ed è un peccato che molti addetti sanitari nel settore della tossicodipendenza non ne siano a conoscenza.

È però una sostanza che può comportare effetti collaterali a livello cardiaco, anche gravi, in modo particolare se i dosaggi non sono adeguati (ed è opportuno tenere presente che molti soggetti affetti da dipendenza da eroina e cocaina possono soffrire di scompensi cardiaci).

Non è nemmeno una sostanza che può essere ampiamente diffusa.

Come scrivevo nel libro, è un vero peccato che non vi siano studi di una certa rilevanza a proposito, vista la gravità del problema della tossicodipendenza ed il potenziale dell’ibogaina.

Come scrivevo, non ho mai trattato persone affette da questa problematica, ma non potevo fare a meno di segnalare l’esistenza di questa sostanza.

La frequentazione del master che mi ha inspirato a scrivere il libro mi ha aperto le porte al magico mondo dell’utilizzo della fitoterapia in medicina.

Negli ultimi 20 anni ho trattato centinaia di pazienti con la fitoterapia, sia in aggiunta ai trattamenti farmacologici sia, nei cosiddetti casi limite, in loro sostituzione.

Faccio sempre presente che alcuni preparati fitoterapici possono avere effetti collaterali od interagire con farmaci ed è necessario farsi consigliare da un professionista competente.

Finisco questo articolo con la segnalazione che l’ibogaina non è da confondere con l’ayahuasca, sostanza molto psicoattiva ed anche dibattuta che non conosco e che non consiglio assolutamente da un punto di vista terapeutico.

Mi limito, da un punto di vista scientifico -spirituale se vogliamo, a leggere il libro *La morte non esiste” del giornalista e scrittore francese Stephen Alix che parla anche di quest’ultima pianta.

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